Che dire?

Ecco qual è l’origine della solitudine umana: essere sperduti in un mondo troppo grande che ci divora tutti quanti a ogni istante. (J. Kerouac)

mercoledì 23 maggio 2018

23 Maggio. La lotta alla Mafia é lotta alla solitudine


Temi portanti di questo blog sono i miei sentimenti e le mie paure. È un tentativo costante di ricerca di me e di quelle che sono le mie sensazioni. Perché, allora, parlare di Giovanni Falcone e della Mafia? Oggi, 23 Maggio, é quanto di più banale possa farsi, ma, nonostante l'ovvietà della scelta, vorrei buttare giù le poche righe che seguono. Non ho mai lottato contro la Mafia, non sono un operatore della giustizia e, nella mia vita di insegnante, affronto il tema della legalità, ma mi rendo conto come, in effetti, per i miei allievi non sia altro che una minima parentesi nella loro vita che, a lungo andare, sarà sempre più distante nelle parole e nei gesti. È proprio di questo aspetto che vorrei occuparmi: lo svanire e l'appiattirsi nel tempo di noi insegnanti così come rischia di esserlo Falcone. Tra i magistrati si dice che Falcone sia morto di "solitudine", nonostante non fosse propriamente "Solo", nel senso stretto dell'etimo: aveva colleghi ed amici che lo apprezzavano, l'opinione pubblica lo considerava quasi un santone, nella vita privata aveva affianco una moglie innamorata e una famiglia unita. Nonostante tutto é morto di solitudine: la solitudine a cui lo Stato lo aveva lasciato. La necessità di dover dimostrare, con ben oltre il massimo delle proprie forze, la fondatezza delle proprie scelte e indicazioni nella lotta alla mafia, il costante venticello della calunnia: veniva tacciato di arrivismo, di non rispetto per il sacrosanto principio di innocenza per qualunque accusato. Ecco, in tutto ciò vedo una linea di continuità tra l'opera di Falcone e noi insegnanti: la solitudine. E la solitudine fa paura e rende deboli. Anche noi dobbiamo SEMPRE dimostrare la qualità del nostro lavoro, sferzati dall'atroce venticello della calunnia, di essere dei passacarte sulla pelle e la cultura degli allievi, di essere dei manipolatori, degli scansafatiche... come successe a Falcone. La nostra Addaura si chiama "Tre mesi di ferie", si chiama "Part time pagato full time" ed esattamente come Falcone ci sentiamo soli: soli coi ragazzi che vanno aiutati e mantenuti alla giusta distanza per  permettere loro di trovare la loro strada, che non vanno MAI giudicati ma solamente valutati, che prendiamo progettando loro un percorso che duri l'intero ciclo degli studi... ma, come dicevo, la solitudine rende deboli perché mette paura, e da prof posso solo immaginare quante notti insonni possa aver passato Falcone, nel timore di essere maciullato, con la responsabilità verso amici e parenti che, sapeva benissimo, avrebbero potuto fare una brutta fine perché colpiti al momento sbagliato nel momento sbagliato... ma, sinceramente, non so se, invece, Falcone avesse mai pensato un altro aspetto col quale noi prof dobbiamo fare i conti cioè essere come il calore di una lampadina fulminata: destinati a svanire nel tempo, ad essere dimenticati... Finché, per Falcone, esisterà la giornata del 23 Maggio qualcosa di lui resterà in vita, ma, inevitabilmente, nella testa dei più giovani rimarrà solamente la sua fotografia sorridente e qualche frase decontestualizzata ripetuta a pappagallo. E dei prof? Cosa resterà ai nostri allievi? Mi auguro MAI una frase mandata a memoria, ma, sinceramente, preferisco immaginarmeli fra 20 anni, magari mentre giocano a Trivial Pursuit, che torna loro in mente una frase, una nozione come dal nulla e dicono: "Ah questa me la disse quel pazzo del prof."

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