Il dramma è qui a casa. C’è mia madre che sta impazzendo: le ho detto che me ne sarei andato e si è opposta perché dice che lì da me fa troppo freddo (oggi c’erano undici gradi dentro casa) adesso sta impazzendo perché non tollera stare con le mascherine, dover lavare tutto, non poter uscire, non saper quando potrà andare in palestra. Io mi sento in colpa perché la notte non dorme perché pensa che poi deve stare con la mascherina e non può andare in palestra. È una follia. Sta con le valeriane, non posso nemmeno farmi vedere un po’ demoralizzato oppure con qualche dubbio perché poi urla e dice che le faccio venire l’ansia. Delle volte rimpiango di essere venuto al mondo. Non posso parlare di nulla, sta tutto il tempo su quel cazzo di telefonino a fare i giochini scemi, senza parlare. Chiederle una cosa significa sentirsi rispondere: “Non lo so, non voglio pensare”. E poi urla e pianti. È tutta e solo colpa mia. Ogni cosa che faccio o dico sembra uno scarico di ansia sugli altri oppure, peggio, voglia di sminuire i problemi: non rispettare il suo vissuto e la sua separazione unitamente al pessimo rapporto che aveva col padre, le lotte fatte da ragazza.
Perché quel giorno non sono precipitato?
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